(con i soci Chad Hurley e Steve Chen) uno degli uomini più famosi del mondo virtuale. Il fondatore di YouTube. Certo a guardarlo oggi sembra preistoria. Quella piccola start-up californiana, una impresa cominciata a un dinner party e finita nell'ufficio sopra una pizzeria di San Diego, California, adesso è un colosso della rete finito fra l'altro nelle mani di un altro gigante come Google. Ma quei quattro anni e mezzo passati moltiplicati per i video inseriti danno una cifra da fare venire i brividi. Quanti video scorrono su YouTube? Praticamente un'infinità. Ogni minuto in tutto il mondo vengono messe in linea qualcosa come 20 ore di nuovi video. Per dare un'idea, se i tre grandi network tv Usa, cioè Abc, Cbs e Nbc, trasmetteressero ininterrottamente nuovo materiale 24 ore su 24 per sette giorni alla settimana e, mettiamo, per 60 anni, non riuscirebbero a collezionare il totale di immagini che YuTube raccoglie in 60 giorni, spiega al New York Times Magazine l'esperto Chris Dale. Una caterva di immagini di ogni tipo: da quelle rubate alla televisione e al cinema a quelle prodotte in casa. "Finire su YouTube" è un'espressione che i più giovani conoscono bene. Non c'è ormai passo della vita quotidiana che non rischi di finire in rete: dalle webcam sui computer alle macchine fotografiche dei telefonini i mezzi per raccogliere la realtà e confezionarla in rete non mancano. Naturalmente la cronaca offre ogni giorno spunti per gridare allo scandalo (lo sport preferito dai media e dal suo pubblico). E quindi ecco che tra i più postati ci sono i vari video più o meno choc. In Italia ha fatto storia la vergogna del video in cui un gruppo di studenti si prendeva gioco di un ragazzo down. Oppure quello di una professoressa salentina accusata di atteggiamenti osé. Tutto il mondo è paese e il video più visto in America fino a ieri era quello di una professoressa brasiliana filmata durante una : con tanto di servizio tv con intervista al preside sotto choc. Poi c'è naturalmente la questione dei diritti d'autore: è dell'altro giorno l'ipotesi di accordo tra le major di Hollywood e il portale per potere vedere in streaming, e a pagamento, una montagna di film. L'ultima prospettiva è quella però avanzata dal Magazine del New York Times: ossia YouTube come fucina dell'avanguardia. Non sarà che "Me at the Zoo" un giorno verrà ricordato nei libri di storia come il treno dei fratelli Lumière che alla fine dell'800 piombò dallo schermo sul pubblico impaurito e segnò l'inizio del cinematografo? Non è che tra la montagna di immagini nascosta in rete si celi il nuovo Godard? La meraviglia su cui Virgina Heffernan consiglia di buttare un occhio si chiama e va detto che davvero sembra un piccolo capolavoro del cinema d'avanguardia. In fondo più che per i film di Hollywood per questo era nata YouTube: concedere a tutti uno spicchio di celebrità - anche se molto meno dei fatidici 15 minuti di Andy Warhol, visto che la media per catturare l'attenzione dei 20 milioni di spettatori al mese, spiega uno dei fondatori Chad Hurley, è appena 2 minuti e mezzo: giusto il tempo di un video clip. (da la repubblica del 5 settembre 2009)