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N° 45 - Settembre 2012

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Friday 21 September 2012

Numero 45 - Settembre 2012

Numero 45 - Settembre 2012

in questo numero Roberta Gandolfi con un'intensa recensione del testo critico di Nicolas Bourriaud L'arte Relazionale, mette in evidenza come le arti procedano spesso in canali separati cosicché nel nostro caso l'autore dell'eccellente scritto non menziona mai il teatro che pure in questi anni dell'arte relazionale è stato spesso interprete e sperimentatore. Sempre Roberta Gandolfi ci porta a seguirla nelle impressioni che due mostre di arte relazionale le hanno lasciato, per un lato nel ventre del Leviathan di Anish Kapoor e per l'altro come testimone di un'azione per The Abramovic Method. Come sempre buona lettura e non risparmiatci dei vostri feedback

indice:

  • L'estetica relazionale e il teatro, a cura di Roberta Gandolfi
  • L'estetica relazionale secondo Nicolas Bourriaud
  • Essere insieme: Leviatha ndi Anish Kappor (Parigi 2011)
  • The Abramovic Method, una mostra di Marina Abramovic (Milano 2012)

e qui la possibilità download

45numeroquarantacinque.pdf

o la lettura a seguire dei singoli articoli

buon tutto per la redazione giorgio degasperi

L'ESTETICA RELAZIONALE E IL TEATRO di Roberta Gandolfi

Da ormai un decennio sono entrati in voga nei linguaggi dell’arte contemporanea concetti riguardanti l’arte transitiva, partecipatoria e relazionale. E’ sorprendente come il ricco dibattito che si è sviluppato non abbia per niente intercettato il campo delle pratiche teatrali, che pure si sono mosse lungo binari di sperimentazione analoghi . Il dialogo fra le sponde dell’arte visiva e quelle dell’arte teatrale ha bisogno di farsi più fitto: tale intento muove questo numero di “The Clouds”.

Recensisco dunque, per prima cosa,  il primo atto di questo dibattito,  il volumetto ormai classico di Nicolas Bourriaud , Estetica relazionale (scritto nel  1998,  è uscito in traduzione  italiana nel 2010 per l’editore Postmedia) interrogando  la sua pertinenza rispetto al teatro. Poi racconto in soggettiva due installazioni interattive che ho visitato di recente,  l’una creata da Anish Kappor e l’altra da Marina Abramovic.

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ESSERE INSIEME: Leviathan di Anish Kappor (Parigi 2011)

La nostra è una cultura dell'interattività che pone la transitività dell'oggetto culturale come fatto compiuto. “La partecipazione dello spettatore, teorizzata dagli happenings e dalle performance fluxus, è diventata una costante (ndr: anche) della pratica artistica”, scrive Bourriaud; e afferma che l’arte contemporanea cerca “di reinvestire l’idea del plurale, inventare modi d’essere insieme, forme d’interazione che vadano al di là della fatalità delle famiglie, dei ghetti della tecno-convivialità e delle istituzioni collettive che ci vengono proposte”. Leggendo Bourriad ho ripensato a due installazioni che ho visitato nell’ultimo anno.

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THE ABRAMOVIC METHOD, una mostra di Marina Abramovic (Milano 2012)

L’altro evento di arte transitiva che ho visitato di recente mi ha lasciato al contrario fortemente perplessa. Era una installazione interattiva ideata da Marina Abramovic (la più nota esponente della performance art, il genere contemporaneo che si colloca esattamente al confine fra arti visive e teatro) per la mostra milanese della scorsa primavera al Pac di Milano: The Abramovic Method, quando il pubblico diventa performance.

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